I tratturi del Molise: guida alle antiche vie della transumanza
10/05/2026
I tratturi del Molise sono una delle tracce più profonde lasciate dalla transumanza nell’Italia centro-meridionale, grandi vie erbose che per secoli hanno guidato greggi, pastori, cani, cavalli e famiglie tra i pascoli estivi dell’Appennino e quelli invernali del Tavoliere delle Puglie. Non sono semplici sentieri di campagna, ma infrastrutture storiche a fondo naturale, nate dal passaggio degli armenti e poi regolate da norme, confini, mappe e controlli. Visit Molise li definisce “autostrade del passato” e li presenta come segni di un paesaggio tipico, fatto di paesini, borghi antichi, casolari e riserve naturali, dove il movimento pastorale ha dettato per millenni forme di insediamento e attraversamento del territorio.
Parlare di tratturi transumanza Molise itinerari significa quindi entrare in una geografia lenta, dove la strada non nasce per l’automobile ma per il passo degli animali, per il ritmo delle stagioni e per la necessità di trovare erba fresca. Alcuni tratti sono ancora ben leggibili come corridoi verdi larghi, altri sono stati interrotti da strade, campi, case o attraversamenti moderni, ma l’impronta resta fortissima. La transumanza è stata iscritta nel 2019 nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO, con una candidatura transnazionale presentata da Italia, Austria e Grecia, proprio perché questa pratica testimonia un rapporto equilibrato tra comunità, animali ed ecosistemi.
Cosa sono i tratturi: le autostrade d’erba della transumanza
Il tratturo è una strada naturale, erbosa, pietrosa o in terra battuta, formata e mantenuta dal passaggio ripetuto di greggi e mandrie. A differenza di un normale sentiero, aveva un’ampiezza molto maggiore, necessaria per permettere agli animali di camminare, pascolare, sostare e non consumare troppo rapidamente il terreno. Il Comune di Pettoranello del Molise descrive i tratturi come sentieri di origine preistorica a fondo naturale, creati dal passaggio degli armenti e articolati in una rete composta anche da tratturelli, bracci e riposi.
La larghezza storica è uno degli aspetti più sorprendenti. Nel sistema regolato dalla Dogana della mena delle pecore di Foggia, istituita nel 1447 da Alfonso d’Aragona per controllare il traffico transumante nell’Italia centro-meridionale, la larghezza dei tratturi venne fissata in 60 passi napoletani, equivalenti a 111,60 metri; furono inoltre collocati termini lapidei per delimitare i percorsi e impedirne l’occupazione abusiva.
Questa misura aiuta a capire perché i tratturi non siano solo “strade rurali”. Una pista larga più di cento metri cambia il paesaggio, crea un corridoio riconoscibile tra campi, boschi e borghi, e diventa un’infrastruttura economica vera. Lungo il tratturo passavano animali, merci, uomini, notizie, devozioni, usanze alimentari e forme di cultura orale. La rete era poi completata dai tratturelli, vie minori di collegamento, dai bracci, che raccordavano percorsi principali, e dai riposi, aree più ampie destinate alla sosta degli armenti.
Il termine “autostrade d’erba” funziona perché restituisce la scala del fenomeno, ma non deve far pensare a corridoi uniformi e perfettamente conservati. Un tratturo poteva attraversare altopiani, vallate, pendii, centri abitati, zone coltivate e aree boschive; poteva essere largo e chiarissimo in un punto, quasi scomparso in un altro, recuperato come cammino in un tratto e inglobato da strade moderne altrove. Visitare oggi i tratturi significa proprio accettare questa discontinuità, seguendo non solo un tracciato, ma una memoria territoriale.
La transumanza in Molise: storia, stagioni e riconoscimento UNESCO
La transumanza è il movimento stagionale del bestiame lungo rotte migratorie, e nel Mediterraneo centrale ha assunto per secoli una forma prevalentemente orizzontale: in autunno le greggi scendevano verso pianure più miti, mentre in primavera risalivano verso i pascoli montani. Il sito UNESCO dedicato all’elemento spiega che ogni anno, in primavera e in autunno, migliaia di animali vengono guidati da pastori, cani e cavalli lungo percorsi costanti tra regioni geografiche e climatiche diverse.
Il Molise ha avuto un ruolo centrale perché si trova tra le montagne abruzzesi e le distese pugliesi del Tavoliere, diventando una terra di passaggio, sosta e scambio. Visit Molise ricorda che i pastori partivano dall’Appennino per portare le greggi a passare l’inverno nel clima più mite della Puglia, attraversando una rete viaria di Regi Tratturi che in Molise comprendeva, tra gli altri, Pescasseroli-Candela, Celano-Foggia, Castel di Sangro-Lucera, L’Aquila-Foggia e Centurelle-Montesecco.
La transumanza non era soltanto uno spostamento economico. Era un sistema di vita, con tempi, mestieri, gerarchie, saperi, riti, feste, alimentazione, pratiche religiose, tecniche di allevamento e conoscenza del clima. L’UNESCO sottolinea che i pastori transumanti possiedono una conoscenza profonda dell’ambiente, dell’equilibrio ecologico e dei cambiamenti climatici, oltre a competenze legate all’artigianato e alla produzione alimentare.
Il riconoscimento UNESCO del 2019 non riguarda i tratturi come monumenti fisici, ma la pratica culturale della transumanza. Questo dettaglio è importante: le strade erbose sono la traccia materiale, mentre il patrimonio immateriale è fatto di gesti, saperi, memoria, comunità e continuità. La Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ricorda che in Italia la transumanza si sviluppa anche attraverso le vie erbose dei tratturi, che testimoniano un uso sostenibile delle risorse naturali e un rapporto equilibrato tra uomo e natura.
I grandi tratturi del Molise: Pescasseroli-Candela, Celano-Foggia e Castel di Sangro-Lucera
Il tratturo Pescasseroli-Candela è uno dei percorsi più noti e simbolici. Attraversa Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, collegando il cuore montano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise al Tavoliere pugliese. Il Comune di Pettoranello del Molise ricorda che il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela misura 211 chilometri, attraversa le province dell’Aquila, Isernia, Campobasso, Benevento, Avellino e Foggia, e fino ai primi anni Cinquanta del Novecento era ancora percorso dai pastori transumanti.
Nel tratto molisano, questo percorso tocca aree di grande interesse paesaggistico e storico, passando vicino a Isernia, Bojano, Sepino e al Matese. È una direttrice perfetta per chi vuole collegare la transumanza all’archeologia, perché l’area di Saepinum-Altilia conserva uno dei rapporti più suggestivi tra città antica e via pastorale. Il tratturo non è qui una semplice cornice: attraversa un territorio in cui il passaggio degli armenti, la romanizzazione e la vita rurale si sono sovrapposti per secoli.
Il Celano-Foggia è un altro grande asse storico, più interno, che attraversa l’Alto Molise e passa in relazione con aree come San Pietro Avellana, Vastogirardi, Carovilli, Agnone, Pietrabbondante, Civitanova del Sannio e Bagnoli del Trigno. Il portale I Tratturi del Molise segnala che il Celano-Foggia è ancora ben riconoscibile per ampi tratti, con una sagoma di pista verde larga circa 111 metri, alternata a boschi, cespuglieti, praterie e seminativi.
Il Castel di Sangro-Lucera e il L’Aquila-Foggia completano il quadro dei grandi collegamenti, insieme al Centurelle-Montesecco, citato da Visit Molise tra i Regi Tratturi che attraversano il territorio regionale. Non tutti i tratti sono oggi percorribili con la stessa facilità: alcuni attraversano aree private, strade asfaltate, coltivi, zone interrotte o segmenti poco segnalati. Per questo è meglio programmare itinerari selezionati, affidandosi a mappe aggiornate, guide locali o percorsi già promossi dai territori.
Itinerari a piedi e in bici: dove camminare oggi sui tratturi molisani
Il modo più immediato per scoprire i tratturi è scegliere un tratto breve e ben leggibile, invece di tentare subito un intero percorso storico. Un itinerario molto efficace è quello tra Sepino-Altilia e il tratturo Pescasseroli-Candela: qui il cammino pastorale incontra l’archeologia romana, i resti urbani, le porte, il foro, il teatro e il paesaggio del Matese. È una tappa adatta a chi vuole capire come le vie della transumanza abbiano attraversato luoghi abitati, economie locali e reti di comunicazione più ampie.
Un secondo itinerario porta nell’Alto Molise, lungo o vicino al Celano-Foggia, tra Carovilli, Vastogirardi, Agnone, Pietrabbondante e Civitanova del Sannio. In quest’area il tratturo conserva spesso una forte presenza paesaggistica, con pascoli, boschi, alture, piccoli borghi e siti archeologici. Il Celano-Foggia viene descritto come un percorso ancora riconoscibile in ampi tratti e utilizzato per escursioni promosse anche in relazione alla Riserva MAB Collemeluccio-Montedimezzo.
Il terzo itinerario ideale collega i tratturi alla memoria sannitica. Pietrabbondante, con il suo teatro-tempio italico, non è solo una tappa archeologica isolata, ma un luogo che si inserisce in un territorio attraversato da vie antiche, pascoli e mobilità appenninica. Visitare il santuario sannitico e poi percorrere un tratto di paesaggio tratturale consente di leggere il Molise come terra di passaggio già molto prima dell’età moderna, quando i Regi Tratturi furono regolati e mappati.
Per chi viaggia in bici, i tratturi possono essere affascinanti ma richiedono prudenza. Alcuni tratti sono sterrati, fangosi dopo la pioggia, interrotti da strade o poco segnalati; altri sono perfetti per gravel, mountain bike o pedalate lente tra borghi. La regola è non fidarsi soltanto di una traccia generica: bisogna verificare fondo, dislivello, proprietà attraversate, stagione, punti d’acqua e possibilità di rientro. Il tratturo è un paesaggio storico, non una ciclabile continua.
Chi cammina deve comportarsi allo stesso modo. Scarpe adatte, acqua, cappello, mappa, GPS, rispetto dei cancelli, attenzione agli animali e alle proprietà agricole sono indispensabili. Il Molise dei tratturi è discreto, non sempre turistico, spesso silenzioso: la sua bellezza nasce proprio dal fatto che non tutto è trasformato in attrazione organizzata. Per questo, quando possibile, una guida locale o un’associazione escursionistica può fare la differenza, aiutando a distinguere il tracciato originario da una semplice strada rurale.
Paesaggio, borghi e cultura pastorale: cosa vedere lungo le vie della lana
I tratturi hanno generato un paesaggio culturale complesso. Lungo le vie della transumanza non c’erano solo erba e greggi, ma ricoveri, stazzi, edicole votive, cappelle, casolari, fonti, luoghi di sosta, mercati e piccoli centri che vivevano anche grazie al passaggio stagionale. La Direzione regionale Musei Molise sottolinea che la transumanza ha dato forma al territorio molisano e ha lasciato lungo i cammini tratturali ricoveri, stazzi, edicole votive e cappelle, oltre a un patrimonio immateriale di gesti, conoscenze e credenze locali.
Questa stratificazione rende il viaggio sui tratturi molto più ricco di una semplice escursione naturalistica. A Bojano e nel Matese si incontra il rapporto tra montagne e pianure; a Sepino si legge l’intreccio tra transumanza e romanità; nell’Alto Molise emergono pascoli, boschi e borghi di pietra; verso Agnone la cultura pastorale dialoga con artigianato, formaggi, campane, fuochi rituali e paesaggi appenninici. Ogni tratto ha una voce diversa, ma il filo resta il cammino degli animali.
La cucina è una delle porte più concrete per capire la transumanza. Formaggi ovini e vaccini, ricotta, caciocavallo, carni, agnello, pane, legumi, zuppe, erbe spontanee e piatti poveri raccontano una civiltà abituata a muoversi, conservare, condividere e usare ciò che il territorio offriva. Anche quando la transumanza non è più pratica quotidiana per la maggioranza delle comunità, i suoi sapori restano nelle tavole, nelle feste e nelle narrazioni familiari.
Il paesaggio va osservato con attenzione. Una pista verde più larga dei campi vicini, un filare, una cappella isolata, una pietra di confine, un toponimo, una strada che attraversa un borgo con una larghezza insolita: spesso il tratturo non si presenta come monumento evidente, ma come forma del territorio. Visit Molise insiste proprio sull’assetto territoriale rimasto ai tratturi, segno che queste vie hanno modellato insediamenti e movimenti per millenni.
Come organizzare un viaggio sui tratturi del Molise
Un itinerario di un giorno può partire da Sepino-Altilia, visitando l’area archeologica e poi camminando lungo un tratto del Pescasseroli-Candela, magari con una sosta nei borghi del Matese. È la scelta migliore per chi vuole unire archeologia, paesaggio e transumanza senza affrontare percorsi troppo lunghi. In alternativa, chi parte da Isernia può scegliere Pettoranello del Molise e il tratto collegato al Pescasseroli-Candela, usando le informazioni locali per comprendere la storia del percorso e la sua funzione stagionale.
Un weekend permette di salire verso l’Alto Molise. Il primo giorno può essere dedicato ad Agnone, Carovilli e ai paesaggi del Celano-Foggia, con una camminata breve o un tratto in bici; il secondo può includere Pietrabbondante e Bagnoli del Trigno, alternando archeologia sannitica, borghi e punti panoramici. Questa formula è ideale perché restituisce il Molise più interno, meno conosciuto e più legato alla memoria pastorale.
Un viaggio più lento, di tre o quattro giorni, può costruire un vero racconto della transumanza: Isernia e Pettoranello, Bojano e il Matese, Sepino-Altilia, Carovilli, Agnone, Pietrabbondante, fino a scendere verso il Basso Molise o verso la Puglia seguendo idealmente la direzione delle greggi. Non è necessario percorrere tutto a piedi; si può combinare auto, camminate selezionate, bici e visite guidate, purché il filo del viaggio resti il tratturo e non una semplice lista di borghi.
Il periodo migliore è la primavera o l’autunno, quando la transumanza ha tradizionalmente segnato il passaggio stagionale e quando il clima permette di camminare con più piacere. L’estate può essere bella nelle aree più alte, ma calda nei tratti esposti; l’inverno restituisce silenzio e paesaggi duri, però richiede più attenzione a meteo, fango, neve e servizi ridotti. UNESCO ricorda che le festività primaverili e autunnali segnano l’inizio e la fine della transumanza, con momenti in cui comunità e pastori condividono cibo, rituali e storie.
Prima di partire conviene controllare mappe aggiornate, eventuali eventi locali, sentieri segnati, disponibilità di guide, condizioni del fondo e accessi. Molti tratturi attraversano territori agricoli ancora vivi, quindi bisogna rispettare pascoli, coltivi, cancelli, animali da guardiania e proprietà private. Non si entra nei campi senza motivo, non si disturbano le greggi, non si lasciano rifiuti e non si interpreta ogni spazio aperto come libero accesso turistico.
Visitare i tratturi del Molise significa imparare a guardare una strada che non è stata progettata per la velocità, ma per la continuità. La sua larghezza di 111 metri racconta il bisogno di spazio degli armenti, il riconoscimento UNESCO racconta il valore dei saperi pastorali, i borghi raccontano l’economia della sosta, i paesaggi raccontano il rapporto tra uomo e natura. Camminare oggi su queste vie d’erba non vuol dire riprodurre la fatica dei pastori, ma ascoltarne l’eco: un passo dopo l’altro, dentro una regione che conserva nella sua forma più antica una delle sue identità più forti.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.